Il centrodestra rifletta, prima di dire no ad una convenzione costituzionale – quale quella proposta da Calderoli – per la riforma della Carta della Repubblica.
E’ materia che va sottratta alla contesa politica quotidiana, alla furia distruttrice di chi pensa che vada fatto a pezzi il nemico. Se ha un senso la ricerca di dialogo, in cui pare sinceramente impegnato il presidente del Consiglio e in cui è in evidente difficoltà Bersani, la strada maestra per realizzare qualcosa di concreto è proprio un’assemblea diversa da quella parlamentare.
Anche per evitare tagliole di tipo referendario, quali quelle che minaccia un’opposizione dilaniata su tutto ma non sull’antiberlusconismo quale unico proprio collante.
Serve una rappresentanza più ampia di quella attualmente visibile in Parlamento.
In un referendum sulla Costituzione il popolo degli esclusi, quelli che nel 2008 votarono forze politiche che non raggiunsero il quorum del 4 per cento, rischierebbe di fare la differenza in negativo.
Ci pensi, il centrodestra, prima di gettare alle ortiche l’idea di coinvolgere tutti in una riforma presidenzialista del nuovo Stato federale, per istituzioni realmente più responsabili, per una giustizia autenticamente libera dai condizionamenti di parte.
Sarebbe un modo per passare davvero alla storia.






